COVER REVEAL: Bullet

Categorie: Biker romance / Bullet / Contemporary Romance / Cover reveal / Prologo / self publishing / Silvia Carbone / Skulls of Hell MC Series

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COVER REVEAL: Bullet

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Sinossi
I fratelli sono la mia famiglia. Il club, la mia vita. Sono il figlio di tutti. E di nessuno. Sfrontato, irriverente, pericoloso. Sono la parte scanzonata del club. Ma il mio passato mi perseguita. E lei lo capirà.
Kendall Brown è adrenalina e passione. Due occhi capaci di far perdere la ragione a qualsiasi uomo.
Pelle tatuata come un meraviglioso quadro. Corpo peccaminoso in cui vorrei sprofondare. Lei parla alla mia anima. Io vorrei solo riuscire a toccare la sua.

Mi chiamo Thomas Patel, nuovo Vicepresidente degli Skulls of Hell. Le fiamme dell’inferno sono la mia condanna. La pace che bramo è solo tra le sue braccia.
E tutto ciò che voglio è riuscire a stringerla più forte.

Data di pubblicazione:

1 Marzo 2021

Genere:

Biker romance

Contemporary romance

Serie:

Skulls of Hell MC #2

Edizioni:

Self Publishing

Sinossi
I fratelli sono la mia famiglia. Il club, la mia vita. Sono il figlio di tutti. E di nessuno. Sfrontato, irriverente, pericoloso. Sono la parte scanzonata del club. Ma il mio passato mi perseguita. E lei lo capirà.
Kendall Brown è adrenalina e passione. Due occhi capaci di far perdere la ragione a qualsiasi uomo.
Pelle tatuata come un meraviglioso quadro. Corpo peccaminoso in cui vorrei sprofondare. Lei parla alla mia anima. Io vorrei solo riuscire a toccare la sua.

Mi chiamo Thomas Patel, nuovo Vicepresidente degli Skulls of Hell. Le fiamme dell’inferno sono la mia condanna. La pace che bramo è solo tra le sue braccia.
E tutto ciò che voglio è riuscire a stringerla più forte.

Data di pubblicazione:

1 Marzo 2021

Genere:

Biker romance

Contemporary romance

Serie:

Skulls of Hell MC #2

Edizioni:

Self Publishing

Silvia Carbone
E’ nata a Torino dove vive con il marito Leandro e i figli, Alessia e Thomas. È un’appassionata di musica e ha studiato pianoforte fin dall’età di sette anni. Si è diplomata all’Istituto Giuridico Economico Aziendale. Pratica le arti marziali e ama spudoratamente i suoi tre gatti, Toffee, Matisse, Sax, e il piccolo chihuahua di casa, Asa. È una lettrice compulsiva di romanzi rosa e storici.

Silvia Carbone
E’ nata a Torino dove vive con il marito Leandro e i figli, Alessia e Thomas. È un’appassionata di musica e ha studiato pianoforte fin dall’età di sette anni. Si è diplomata all’Istituto Giuridico Economico Aziendale. Pratica le arti marziali e ama spudoratamente i suoi tre gatti, Toffee, Matisse, Sax, e il piccolo chihuahua di casa, Asa. È una lettrice compulsiva di romanzi rosa e storici.

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Silvia Carbone

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Data di Pubblicazione 1 Marzo 2021

Prologo

Thomas

Non era un risveglio. Era un sussulto.

Da un paio di decenni mi svegliavo così, sudato, tremante e affannato. Ogni mattina dimenticavo quello che era successo tanti anni prima, ma durante la notte quell’incubo tornava vivido. Gli spari che riecheggiavano nel vialetto, le urla dei miei genitori, e quel ragazzino di soli quattordici anni bloccato nell’auto a pisciarsi addosso per la paura.

Strinsi le lenzuola che mi coprivano dalla vita in giù, cercando di calmare il respiro. Ogni maledetto giorno era come se fossi un bambino al suo primo vagito. Nonostante i miei occhi aperti, tutto restava scuro, per alcuni istanti non sentivo rumori, e ci voleva del tempo per capire dove fossi. Chi fossi. E con chi.

Un leggero sospiro mi costrinse a voltarmi. Il corpo sinuoso di una mama del club degli Skulls of Hell, addormentata placidamente, aveva tenuto il mio tormento lontano per qualche ora. Nel momento però in cui avevo chiuso gli occhi, il mio passato era tornato a galla come una marea.

Mi alzai e raccolsi i jeans infilandoli. Il pacchetto di sigarette appoggiato sul comodino fu tra le mie mani subito dopo, ne acesi una e mi avvicinai alla finestra della mia stanza privata del chapter, dove scostai le tende. Alzai gli occhi, le stelle luccicavano come piccoli diamanti nel profondo nero del cielo limpido, e mi permisi di pensare con lucidità al momento esatto in cui la mia vita era cambiata. Il rumore dello sferragliare delle barelle tra i corridoi dell’ospedale in cui mi avevano ricoverato. Lo sguardo sui volti delle infermiere, che mi avevano guardato con compassione, dopo avermi dato la notizia che i miei vecchi erano morti, era qualcosa che non avrei dimenticato. Un’espressione che non avrei mai voluto rivedere sul viso delle persone che mi circondavano. Il dottore che mi parlava, dicendo cose senza senso. Avevo visto solo le sue labbra muoversi, senza riuscire a comprendere. Stress post-traumatico, ero poi venuto a sapere dopo diversi mesi dal mio arrivo al chapter.

Proprio qui Tony, con quella sua mole che sapeva far rabbrividire anche il più bastardo sulla faccia della Terra, si era chinato su di me e mi aveva sussurrato che non mi avrebbe mai lasciato. Che ero parte

della famiglia. E che la sua era una promessa. E, se il Presidente degli Skulls dava la sua parola, avrebbe fatto di tutto per salvarmi. Perché, questo era stato Anthony Hill. La mia ancora, il mio punto di riferimento, un amico. Mio padre. A lui dovevo tutto, e l’indomani lo avremmo seppellito. Avevo perso anche lui nel modo peggiore. La sua morte aveva risvegliato un dolore che pensavo di essere riuscito a dimenticare, che invece era sempre lì, bastardo, invadente, pronto a farmi sentire un uomo inutile. Vittima delle mie disastrose emozioni, e debole.

Tirai un’ultima boccata alla sigaretta prima di spegnerla nel posacenere appoggiato sul davanzale. Non ero riuscito a salvare i miei genitori, non ero riuscito nemmeno a salvare Tony dall’agguato. La mia vita era segnata da perdite, il mondo sembrava implodere, ma continuavo a nascondermi dietro la mia arroganza e la mia spigliata parlantina. Tutto, pur di nascondere il senso di colpa. Mi lasciai cadere sul letto e sospirai; alla villa avevano bisogno di me. Killian non si trovava da nessuna parte e Reese stava andando fuori di testa. Finii di vestirmi e uscii dalla stanza, dirigendomi verso la mia Dyna. E solo quando sentii il rumore roboante della marmitta mi permisi di sorridere. Quello era il mio posto, la mia famiglia. Il mio club.

Ero un biker, e mi piaceva.

Silvia Carbone

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